“Ti ringrazio per quell'immensa umanità che è stata il profumo delicato e virile che ha accompagnato i tuoi gesti.

A quanta gente hai donato un volto di chiesa che, pian piano anche nella Chiesa si sta facendo spazio.

A quanta gente hai donato il senso della Parola, come parola che ha senso e parola che dà un senso.

A quanta gente hai dato il motivo delle strade compiute nel segno della fatica e della scelta.

Ringrazio il cielo di averti conosciuto da vicino e di aver trovato in te un motivo visibile di quanto fosse bello essere preti.

Il tuo amore per il Signore ti ha reso ancora più buono di quanto non già la natura del tuo carattere ti avesse donato.

Ti ringrazio di avermi insegnato che l'accoglienza non è una prassi ma una categoria pastorale continuativa.

Ti ringrazio di averci donato il gusto per la celebrazione: anzi per averci mostrato la bellezza del celebrare.

Ti dobbiamo così tanto...

Siamo un po' più orfani di profeti ora.

Non riposerai lo stesso, anche se sarai nella pace.

Ti immagino già al lavoro...

Abbracciami tanto chi tu sai.”

 

don Luciano Manenti

Rettore del Collegio vescovile sant’Alessandro - Bergamo

 

Il testamento di don Sergio:

Sono felicissimo di aver vissuto. Ho trovato bello il tempo e il luogo che Dio mi ha dato per vivere la mia avventura tra gli uomini. Me ne vado pieno di riconoscenza per tante persone che mi hanno aiutato e insegnato a vivere: a partire dai miei genitori e della mia famiglia a Calcinate. Pur vivendo in un piccolo angolo di mondo mi sono sempre sentito unito a tanti uomini e mi sembra di aver sempre sentito il grande respiro del mondo attorno a me… Mi sono sempre sentito uno tra gli altri. Arrivederci a tutti e… alla vita che amo tanto.

Mi è capitato anche la gran cosa di essere cristiano… Ho cercato di diventare un cristiano sul serio: come ho potuto, come ho saputo: con molta passione.

Mi è anche capitato di fare il prete nella Chiesa cattolica… Ho amato la Chiesa, anche se non sono sempre stato quieto e docile: ho cercato la sua bellezza che spesso mi pareva tenesse nascosta; ho sperimentato in molti modi la sua materna fecondità che non finisce mai…

La malattia della fine mi ha portato nelle regioni più oscure della nostra fragilità… Ho cercato di rispettare fino in fondo la discrezione di Dio, il suo silenzio. Ma egli mi si è fatto ancora più vicino nel dono di un senso profondo di fraternità…

Ho tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo. Sono curioso di vedere che cosa saprà darmi di più di quanto mi ha già dato in questa vita. Sono emozionato nel pensare a che cosa vorrà dire per me vivere accanto a lui!...

Ho voglia di ritrovare la bellezza di questo mondo che abbandono con tanta nostalgia.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

don Sergio Colombo

Bergamo, 27 maggio 2013

 

 

«Non usate un tono diverso, non prendete un’aria solenne o triste,

continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.

Il mio nome sia pronunciato come sempre, senza alcuna enfasi, senza traccia d’ombra.

La vita significa tutto ciò che ha sempre significato.

Perché dovrei essere fuori dal vostro pensiero, soltanto perché sono fuori dalla vostra vista?

Non sono lontano, sono accanto a voi».

(anonimo africano)

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